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_ Paola Bristot (2017) testi

Divaga vestigia sparse

L’occasione della mostra nello spazio espositivo della Biblioteca Civica di Pordenone ha suggerito a Silvia Lepore di spingersi in un’operazione installativa su ampia scala, proseguendo la ricerca iniziata nella sala della Biblioteca Statale Isontina di Gorizia realizzata nel mese di marzo. Il suo lavoro con le garze trattate a cera e passaggi di colore pastello acquarellato si intensificano sia come numero che in ordine di grandezza a rafforzare il concetto di passaggio, come ricerca interiore intima, da un lato e come esperienza fisica, quella di addentrarsi veramente nello spazio e di scoprirlo. Da qui il senso del vagare, che si è estrapolato e forzato dall’originaria etimologia latina della parola, tratta da una frase delle “Rime” di Francesco Petrarca, per definire il senso di un approccio alle opere anche casuale dettato dagli eventi. E’ uno spostamento dei nostri corpi, che passa da una percezione visiva, tattile, olfattiva, sonora e ci suggerisce deviazioni, svolte che per lo più non sono preordinate, che hanno come sotto testo il senso del destino.

I soggetti stessi con i quali l’artista si confronta sono dei corpi o meglio le loro sembianze o vestigia. Con questi ci confrontiamo anche noi e ci passiamo proprio attraverso o viceversa sono queste vestigia che ci attraversano. Il filo tra passato e presente non è così lungo tanto da farci perdere la coscienza che siamo quello che eravamo, meglio saperlo!

In questo senso il passaggio dalla meditazione sul libro d’artista, parte proprio dall’idea stessa del libro, come stratificazione della conoscenza e della memoria, e trova nelle tracce, nelle impronte, nelle vestigia il suo contraltare, questa volta ampliato e avvolgente. Memorie rinate nel presente e siamo noi che le possiamo rivitalizzare con la nostra stessa presenza, con gli scambi che costruiamo nella loro osservazione e nel nostro incrociare i nostri passi e i nostri sguardi.

Paola Bristot