AUTENTICHE PIEGHE

Sabato 12 maggio, alle ore 18.00,

inaugura presso il Centro Culturale Aldo Moro di Cordenons

la mia prossima personale dal titolo

"Autentiche Pieghe".

Presentazione a cura di Katia Toso.

Potete leggere l'introduzione di Katia Toso nella sezione testi del sito.

VELATURE

Domenica 15 aprile 2012, alle ore 10.30, inaugura la mia prossima personale: VELATURE. Presso il battistero della Cattedrale di Concordia Sagittaria (VE) e le sale museali nel palazzo municipale. La presentazione è a cura di Lara Bortolusso.

Catalogo A QUATTRO MANI

A questo link potete consultare il catalogo di "A quattro mani":

http://www.calameo.com/read/000412464606df2f1d8ea

FLESSIBILITA'

Sabato 31 marzo alle ore 18.00, presso il Salone Abbaziale di Sesto al Reghena (PN), inaugura Flessibilità, una collettiva in cui oltre a me partecipano Loris Cordenos, Franco Dugo, Riccardo Moretti, Susi Piazza, Mario Zoccolan. La presentazione è a cura di Alessandra Santin

A QUATTRO MANI

Sabato 24 marzo alle ore 18.30, presso la Galleria Comunale di Arte Contemporanea Ai Molini di Portogruaro, inaugura "A quattro mani" a cura di Chaira Tavella. Io e Sandro Pellarin presenteremo la videoinstallazione Corpus#3 mentre Marisa Bidese e Gianni Pasotti presenteranno Cadoro. La mostra rimarrà aperta fino al 15 aprile. Orario: martedí, mercoledí, venerdí e sabato: 16.30-19.30 giovedí e festivi: 10.00-12.00 / 16.30-19.30

"Rosa in quota" a Cordovado (PN)

Vi segnalo l'inaugurazione, sabato 3 marzo alle ore 18.0,0 della collettiva a cui partecipo.

"Rosa in Quota"

Palazzo Cecchini - Cordovado (PN) dal 3 al 31 marzo 2012

 a cura di

Paola Voncini e Enzo di Grazia

opere di:

ITALIA: Terry Del Negro, Silvia Lepore, Cinzia Li Volsi, Silvia Pignat, Sabina Romanin.

MITTELEUROPA: Beata Bebel (Polonia), Maja S. Frankovic (Croazia), Cvetka Hojnik (Slovenia), Elisabeth Ledersberger-Lehoczky (Polonia), Barbara Raic (Austria).

… CI HANNO CREDUTO FINO ALLA FINE ...: Tina MODOTTI (Udine 1896 – Città del Messico 1942); Gina ROMA (Vazzola (TV) 1914 – Fratta di Oderzo (TV) 2005); Ljerka KOVAC (Žepce (Bosnia – Herzegovina) 1953 – Ljubljana (Slovenia) 2007) ; Anina LASTA BUDOR (Zagabria 1955 – 2002).

ORCHESTRAZIONE 19

Dal 15 al 22 ottobre partecipo ad orchestrazione 19

Portogruaro presso Galleria Comunale d'Arte Contemporanea.

Inaugurazione sabato 15 ottobre ore 18.

Apertura esposizione: durante gli eventi e tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00.

Il programma completo su:

www.portodeibenandanti.org

www.orchestrazioni.splinder.org

Libri di_versi 3 a Concordia Sagittaria

Dal 29 luglio al 4 agosto "Libri di_versi 3" si sposterà alla biblioteca di Concordia Sagittaria nalla sala del Circolo Antiqui. Orario di apertura dalle 20.00 alle 23.30.

libri di_versi 3

Presso Galleria Comunale di Arte Contemporanea “Ai Molini”  di Portogruaro
dal 09 al 24 luglio 2011
inaugurazione sabato 9 luglio ore 21.30

a cura di Silvia Lepore e Sandro Pellarin
presenta Roberto Costella

Il Porto dei Benandanti anche quest'anno propone una mostra di libri fuori dall'ordinario esposti presso la Galleria d'arte contemporanea “ai Molini”. Si tratta delle opere che 22 artisti visivi hanno creato a partire dai testi di altrettanti poeti. Tra i partecipanti di questa edizione artisti e poeti provenienti anche da Austria, Olanda, Argentina e India.
Quello del “Libro d’Artista” è un genere che, a partire dagli inizi del Novecento, è stato riconosciuto come una delle sperimentazioni più interessanti e ricche di risultati innovativi in campo artistico. Quasi tutti i grandi artisti del passato e della contemporaneità si sono impegnati nell’elaborazione di nuove procedure legate al tema, consapevoli delle implicazioni culturali ed estetiche legate all’oggetto libro.
La sfida cui artisti e poeti sono stati chiamati è quindi quella di una reinvenzione dell'oggetto libro che potrà anche ricorrere a materiali inusuali e assumere forme inaspettate per creare dei pezzi unici che il pubblico sarà chiamato a leggere, “sfogliare”, manipolare. Il libro non inteso quindi come semplice supporto della poesia ma come opera/oggetto che nasce da un rapporto di confronto, dialogo con il verso poetico in cui la forma si fa parola e la parola a sua volta diviene segno, in un continuo scambio di senso.



Le coppie di artisti + poeti in mostra sono:

Raffaella Anzolin + Sujoy Sarkar
Carmelo Cacciato + Marco Cirillo
Françoise Calcagno + Elio Talon
Roberto Cantarutti + Raffaele B.B. Lazzara
Renzo Cevro-Vucovich + Antonio De Biasio
Christina della Giustina + Christina della Giustina
Guerrino Dirindin + Fabio Franzin
Lussia di Uanis + Lussia di Uanis
Maurizio Fava + Andrea Comina
Mauro Gentile + Giacomo Sandron
Silvia Lepore + Giovanni Tuzet
Ennio Malisan + Primo Marinig
Elena Nieves + Azzurra D’Agostino
OPLA + Giovanni Fierro
Gianni Pasotti + Roberto Cescon
Susi Piazza + Eraldo Ius
Gianni Pignat + Piero Simon Ostan
Massimo Poldelmengo + Massimo Poldelmengo
Fulvia Spizzo + Fulvia Spizzo
Linda Thalman + Enzo Comin
Carlo Vidoni + Gianpiero Bruno
Luca Zaro + Maurizio Benedetti


AQUAMATER

LYMPHA

è l'installazione mia e di Sandro Pellarin con cui partecipiamo ad

AQUAMATER

una manifestazione promossa dall'associazione culturale

RIZOO

con la promozione del

COMUNE DI FOSSALTA DI PORTOGRUARO

AQUAMATER è una celebrazione dell’acqua, una riflessione declinata attraverso diverse proposte culturali che fondono parole e immagini, scienza e arte, in conferenze, mostre (pittura, fotografia, video-arte, installazioni), concerti e spettacoli teatrali. Luogo e spazio della manifestazione è Villa Mocenigo di Alvisopoli, ideale contenitore sensoriale per il suo naturale rapporto con l'acqua.


    INAUGURAZIONE SABATO 14 MAGGIO 2011 ORE 18:00
    Villa Mocenigo - Alvisopoli di Fossalta di Portogruaro

    informazioni su www.rizoo.it

CORPUS#2

In occasione dell'apertura annuale del museo di arti sensoriali

PANKRATIUM

www.pankratium.at

di Gmünd (Austria)


Sabato 7 maggio 2011 ore 20.00

inauguro all'interno degli spazi del museo una mostra personale che, oltre ad alcuni miei lavori, vedrà anche la presenza di una videoinstallazione dal titolo CORPUS#2 che ho realizzato in collaborazione con il videomaker Sandro Pellarin. Si tratta di un ulteriore evoluzione dell'installazione CORPUS già esposta ad PUNT WG di Amsterdam.

 

 

1

 

Nata a Latisana (Ud) il 09. 08 1970, cresce a S. Michele al Tagliamento (Ve) dove tutt'ora vive e lavora. Sin da piccola respira in famiglia un clima artistico grazie all’attività grafica e pittorica del padre, sviluppando in tal modo una spiccata sensibilità verso le arti visive.

Intraprende così un percorso di studi artistici che, dopo la frequentazione della sezione di grafica e fotografia all’Istituto d’Arte di Udine, dove si diploma nel 1990, la conducono a concentrare maggiormente i propri interessi verso la pittura negli anni di studio all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove si diploma nell’estate del 1995 con una tesi in cui affronta il tema dell’alchimia nell’arte fino all’opera di J. Pollock. Da questi anni avvia un costante impegno artistico che si concretizza nella partecipazione a diverse esposizioni e nel coinvolgimento attivo all’interno delle iniziative artistico culturali di alcune associazioni, tra le più recenti: “Porto dei Benendanti“ di Portogruaro (Ve) e “Officine Creative” di Udine.

Nel 2006 consegue il diploma di grafico presso C.S.G. di Udine. Dal punto di vista professionale si è occupata di restauro di opere d’arte, attualmente opera nel settore delle Arti Visive e della Grafica, inoltre partecipa in modo costante ad esposizioni pittoriche, video e installazioni artistiche collettive e personali sia in Italia che all’estero.


 

Personali:

  • 2012 - Velature - Battistero della Cattedrale e Museo Archeologico, Concordia Sagittaria (Venezia);
  • 2012 - Corpus#3 - Galleria Comunale d'arte Contemporanea "Ai Molini", Portogruaro (Venezia);
  • 2011 - Corpus#2 - Pankratium Museum - Gmünd (Austria);
  • 2010 - Corpus - Punt WG - Amsterdam;
  • 2010 – Attraverso – Artestudio Clocchiatti - Udine;
  • 2010 – Studio Arkema, Portogruaro (Venezia);
  • 2008 – Respiri - Ass. Cult. Amici di Bambi, Porcia (Pordenone);
  • 2007 – Sento - Lanterna, Portograuaro (Venezia);
  • 2005 – WAT # 7 - spazio espositivo Wat, Portogruaro (Venezia);

 

Collettive:

  • 2012 - Flessibilità, Salone abbaziale, Sesto al Reghena (Pordenone)
  • 2012 - Rosa in quota, Palazzo Cecchini, Cordovado (Pordenone)
  • 2011 - Libri di_versi 3, Spazio espositivo Tilt, Cormons (Gorizia), nell'ambito di Cormons Libri;
  • 2011 - Orchestrazione 19, Galleria comunale d'arte contemporanea Ai Molini, Portogruaro (Venezia);
  • 2011 - Libri di_versi 3, Biblioteca comunale di Concordia Sagittaria (Venezia);
  • 2011 - Libri di_versi 3, Galleria Comunale d'arte Contemporanea Ai Molini, Portogruaro (Venezia);
  • 2011 - Pavesiamo Portogruaro (per i 150 anni dell'unità d'Italia), centro storico di Portogruaro (Venezia);
  • 2011 - Libri di_versi 2, Biblioteca comunale di Codroipo, Sala Bartolini, Codroipo (Udine);
  • 2011 - Aquamater, Villa Mocenigo, Alvisopoli di Fossalta di Portogruaro (Venezia);
  • 2010 - Libri di_versi 2, Spazio Tilt, Cormons (Gorizia);
  • 2010 - Orchestrazione 18, Galleria comunale d'arte contemporanea Ai Molini, Portogruaro (Venezia);
  • 2010 - Libri di_versi 2, Villa Mocenigo, Alvisopoli di Fossalta di Portogruaro (Venezia) ;
  • 2010 – Frau in der Kunst, Kongresshaus, Millstatt, (Austria);
  • 2010 – Art in farc - percorso d’arte nel bosco, Pian delle Farcadizze, Faedis (Udine);
  • 2010 - Notturni di_versi '10 – Libri di_versi 2, Galleria comunale d’arte contemporanea “Ai Molini”, Portogruaro (Venezia);
  • 2010 - Notturni di_versi '10 – Punti luce, Parco della pace, Portogruaro (Venezia);
  • 2010 – fast/slow – installazioni site specific presso Vivaio Bejaflor, Portogruaro (Venezia);
  • 2010 – Mail art project – limit, exchange, sign – centro storico di Portogruaro (Venezia);
  • 2010 – Identità – Sala consigliere del palazzo municipale, San Stino di Livenza (Venezia)
  • 2009 – Macchine inutili, presso il cinema Visionario di Udine;
  • 2009 – hEART(h), Art-port, Palazzolo dello Stella (Udine);
  • 2009 - Orchestrazione 17, Galleria ai Molini, Portogruaro (Venezia);
  • 2009 - Notturni di_versi 5 – Libri di_versi, Galleria comunale d’arte contemporanea “Ai Molini”, Portogruaro (Venezia);
  • 2009 - Notturni di_versi 5 – Punti luce, Parco della pace, Portogruaro (Venezia);
  • 2009 – In-emblema – percorso d’arte nel bosco, Pian delle Farcadizze, Faedis (Udine);
  • 2009 – Esposizione collettiva per l’inaugurazione del Teatro comunale Luigi Russolo – Foyer della Magnolia – Portogruaro (Venezia);
  • 2008 – Orchestrazione 16, Galleria ai Molini, Portogruaro (Venezia);
  • 2008 – DRIN! Dreaming road installation, Parco della Pace, Portogruaro (Venezia);
  • 2008 – Lungo i Bordi, esposizione/installazione itinerante:
  • Palazzo Manzioli, Isola d’Istria (SLOVENIA);
  • Biblioteca Isontina, Gorizia;
  • Galleria Comunale d’Arte Contemporanea “Ai Molini”, Portogruaro (Venezia);
  • 2008 – Notturni di_versi 4 – Punti luce, Parco della pace, Portogruaro (Venezia);
  • 2008 – Incontriamoci a Pordenone, esposizione esterna, Galleria Vastagamma, Pordenone;
  • 2007 - Libri mai visti, esposizione di libri oggetto presso il cinema Visionario di Udine;
  • 2007 – Il tempo dell'arte, Palazzo Gregoris, Pordenone;
  • 2007 – Orchestrazione 15, Galleria ai Molini, Portogruaro (Venezia);
  • 2007 – Notturni di_versi 3 – Punti luce, Parco della pace, Portogruaro (Venezia);
  • 2006 – EALL’ORA?, Loggia del Lionello, Udine;
  • 2006 – Woz 3, Ustica (Palermo);
  • 2006 – Spazio architettura expa, Palermo;
  • 2006 – Notturni di_versi 2 – Punti luce, Parco della pace, Portogruaro (Venezia);
  • 2005 – Woz 2, Riace (Reggio Calabria);
  • 2004 – Orchestrazione 13, Galleria ai Molini, Portogruaro (Venezia);
  • 2004 - Artists of fun – Selfportraits from the funtastic united nations, Artestudio Clocchiatti, Udine;
  • 2004 - Orchestrazione – European exchange, Ejea de Los Caballeros (Spagna);
  • 2003- Esposizione ad “Orchestrazione n°11” presso la galleria comunale di arte contemporanea di Portogruaro (Venezia);
  • 2002- Esposizione ad “Orchestrazione n°10” presso la galleria comunale di arte contemporanea di Portogruaro (Venezia);
  • 1999-2000 esposizione e organizzazione della Vª edizione di “Arte in/contemporanea”, Latisana (Udine).
  • 1999-2000 Esposizione collettiva di mail art “Conto alla rovescia” presso Art Box di Latisana (Udine).
  • 1999- Esposizione collettiva presso la Galleria Artestudio Clocchiatti di Udine.
  • 1999- Esposizione “DIDIVUÊ” presso l’agriturismo Colonos, Villacaccia di Lestizza (Udine).
  • 1999- Esposizione e segnalazione al 1° concorso “Carta Regalo d’Autore” premio Electa, presso la ditta Bofipack di Portogruaro (Venezia).
  • 1999- Esposizione “Anteprima ‘99”, Galleria Artestudio Clocchiatti di Udine.
  • 1998- Esposizione ed organizzazione per la 4ª edizione di “Arte In/Contemporanea”, Centro Polifunzionale, Latisana (Udine).
  • 1998- Esposizione e premiazione per il 3° posto alla 24ª “Ex-Tempore Regionale di Pittura”, Ex Convento di S. Francesco, Pordenone.
  • 1997- Esposizione “Antica Casa Valvasone Maniago”, San Foca (Pordenone).
  • 1996- Realizzazione del percorso esterno per la 2ª edizione di “Arte In/Contemporanea”, Centro Polifunzionale, Latisana (Udine).
  • 1996- Realizzazione di un murale alle scuole pubbliche di Bordano (Udine), per il “Progetto Pavees; Farfalle ed Insetti del Monte S. Simeone”.
  • 1995- Esposizione “L’Arte degli Artisti”, palazzo Canciani Florio di Varmo (Udine).
  • 1994- Esposizione “Pittura Palau”, Palau (Sassari).
  • 1994- Esposizione “L’Incisione in Ludoteca”, Convento San Iseppo, Castello, Venezia.
  • 1993- Esposizione “Incisioni da Leggere”, Galleria Nuova Icona, Giudecca, Venezia.

 

Sue opere sono apparse in:

  • 2009 – Notturni di_versi – L’ozio, antologia poetica, Nuova dimensione, Portogruaro, copertina e pagg. 58, 66.
  • 2008 – Kath’autón, n. 2 , Marzo 2008, Salamanca (Spagna), pag. 24
  • 2008 – Notturni di_versi – La leggerezza, antologia poetica, Nuova dimensione, Portogruaro, pag. 16
  • 2007 – Notturni di_versi, Nuova dimensione, Portogruaro, pag. 46
  • 2006 – World in dance – duo Comisso Piran, cover cd.

Come illustratrice ha pubblicato:

  • 2008 – Emma e la strega – I segreti della vecchia torre, edito dal Comune di Portogruaro, con testi di Roberta Ruggiero e Raffaele Silvestre
  • 2007 – Berto – I segreti della vecchia torre, edito dal Comune di Portogruaro, con testi di Roberta Ruggiero e Raffaele Silvestre

 

Katia Toso (2012)

AUTENTICHE PIEGHE

“Il molteplice non è soltanto ciò che ha molte parti, ma è anche ciò che risulta piegato in molti modi [...] come un derma messo a nudo”1 . Nel solco di questa analogia (di matrice filosofica barocca, come barocca è per molti versi la nostra epoca) si è sviluppata sin dagli esordi la ricerca espressiva di Silvia Lepore, sino a generare una crittografia segnica con la quale i ripiegamenti della materia corporea vengono individuati, accarezzati e scomposti sino a penetrare nelle pieghe infinite del sé. Tale crittografia si dipana ricorsivamente, nel suo farsi, per ossimori solo apparenti, come sono quelli che la piega contiene nella sua intima struttura, dove direzioni opposte vengono a contatto e vie analoghe si divaricano. A partire dalla sua aderenza al supporto di elezione: la garza, che ordina la realtà (visibile in trasparenza) attraverso le coordinate cartesiane della trama e dell’ordito, ma che pure la sovverte nello sfilacciamento organico dei bordi, nelle movenze ariose che increspano la tessitura e la rendono significante di esperienza. In questa rete la materia gessosa del pigmento, dapprima aggiunta con esuberanza, viene spianata dall’artista sino a vagliare le strutture filamentose che restituiscono l’idea di particolari anatomici e gli addensamenti di umori e calcificazioni, seguendo l’andamento delle pieghe piuttosto che definendo forme. Nel labirinto di queste inflessioni, che da territori inesplorati divengono microcanali percettivi, si annullano le distinzioni tra parte e tutto, grande e piccolo, fuori e dentro, regola ed eccezione, materiale ed immateriale; infinite possibilità di relazione si incarnano nelle ombre che da esse emergono sorprendenti sulle pareti con l’enigmaticità di un frottage alchemico. I codici sociali dello sguardo sono azzerati. La disposizione contemplativa che ci è richiesta, come raramente accade nelle logica effimera di molte esperienze estetiche contemporanee, è nella duplice dimensione dell’intensità e della durata. Se questa si avvera, attraversando la fragile mobilità dei frammenti liberamente sospesi cosí come custodendo l’iconicità preziosa dei lacerti inseriti in reliquiari di plexiglass, giunge alfine il momento euristico in cui affiora cosciente una percezione di autentica appartenenza.

1 Gilles Deleuze, La piega. Leibniz e il Barocco, Torino, Einaudi, 2004 [1990], pp. 5-6.

Chiara Tavella (2012)

Antinomie del corpo. O dell’esistenza

Dodici stendardi di garza, disposti in modo apparentemente disordinato ad occupare tutto lo spazio. Su sei di queste garze il gesso bianco disegna la ramificazione dei vasi sanguigni; sulle altre, particolari di corpo ingranditi oltre il normale. Sulle garze, anche, la proiezione di due video: in uno scorre la trama larga di un tessuto – ancora garza – tinta di rosso, cosí che il segno bianco degli stendardi si tinge anch’esso durante la proiezione; nell’altro si succedono movimenti lenti di un corpo nudo, parti di corpo, dettagli quasi irriconoscibili. Le proiezioni si frammentano su più piani, si moltiplicano in profondità, si sovrappongono, trascinando con sé l’ombra dei segni in gesso e andando infine a depositarsi sulla parete di fondo, in un fluire di immagini che diviene un continuum ormai del tutto astratto. Lo spazio stesso perde la sua concretezza, si tramuta in un alveo buio e incerto che risucchia lo spettatore, dove ci si inoltra guardinghi come in una selva oscura e luminosa insieme, una foresta “interna”, sanguigna, sotterranea, fatta di vene e arterie. Complice il suono: una pulsazione lenta che ha anch’essa qualcosa di interno, come il rumore di un sasso che cada nell’acqua fonda di un pozzo. La videoinstallazione riconduce al tema del corpo, che emerge con particolare urgenza e con una particolare connotazione nel corso degli anni ‘90, quando i progressi dell’ingegneria genetica – riassunti nel caso della pecora Dolly, clone di cui viene resa nota l’esistenza nel 1997 – pongono una seria ipoteca sull’unicità e l’individualità del corpo. Due anni prima, nel 1995, la 46esima Biennale d’arte di Venezia si era incentrata sulla mostra Identità e alterità, una ricognizione sul corpo umano nell’arte del secolo che si andava chiudendo, da cui emergeva un corpo ormai minato, indebolito fin nella sua più elementare funzione di ultimo argine dell’identità, recinto sgangherato entro cui a stento resiste una qualche parvenza dell’io – uno dei grandi temi del ‘900, questo della dissoluzione dell’individuo. Corpus#3 si inquadra in quest’orizzonte e ha radici lontane: nel corpo che fin da subito, dalla metà degli anni ‘90, è “il” tema della ricerca della Lepore, e nella garza che, desunta dalle esperienze di restauro, diventa dai primi anni 2000 il supporto principale del lavoro dell’artista. A questo si interseca sempre più spesso l’intervento video di Pellarin, che trova nella garza lo “schermo” ideale, proprio perchè non è uno schermo, ma un velo che lascia filtrare al di là l’immagine e permette di superare la bidimensionalità della proiezione, espandendo il video oltre il video, facendolo vivere nello spazio. Cosí nascono Corpus, videoinstallazione presentata nel 2010 ad Amsterdam, e Corpus#2, allestita a Gmünd (Austria), nel 2011. Cosí nasce Corpus#3, in cui il gioco antinomico, insito nel tema del corpo e nell’uso del video, si articola in molteplici polarità: - grande/piccolo: il corpo si fa piccolo di fronte all’ingigantirsi dei capillari, oppure grandissimo; mentre la sovrapposizione dei due video viene riproposta in un visore nascosto in una nicchietta della parete di fondo: micro e macro, l’uno specchio dell’altro; - materia/immaterialità: la raffigurazione del corpo, che è materia, è affidata al video, che è luce, ossia un medium per sua natura immateriale e per lunga tradizione sinonimo dello spirito; - fuori/dentro: le garze, che normalmente fasciano e nascondo il corpo, assumono il ruolo di un filtro trasparente, di un confine permeabile tra dentro e fuori, tra il mondo e l’io, di cui svelano l’essenza interna, l’ineluttabile fisicità del sangue che scorre; - sguardo/tatto: i video, le garze, i segni si “vedono”, il suono si “sente”, ma poi il senso che appare maggiormente coinvolto, anche se non in modo esplicito, è quello del tatto (anche questo un filo conduttore nel lavoro della Lepore): il gesto del corpo ripreso nel video è accarezzare, il suono ha a che fare con la pulsazione. L’installazione stessa è, nel suo insieme, un’esperienza prima di tutto tattile e solo in un secondo tempo conoscitiva: è un’opera in cui veniamo assorbiti dentro, che siamo costretti a sperimentare “sulla nostra pelle”, attraversandola come in un viaggio. In sintesi, corpo e spirito. La matrice platonica del pensiero occidentale, e in fondo anche il nostro senso comune, li ha sempre mantenuti distinti; qui invece si fondono nell’esperienza della corporeità, dell’essere corpo, sangue, carne, pelle; qualcosa che è per sua natura corruttibile e transeunte, ma che resta l’unico terreno possibile su cui fiorisce l’esistenza; l’unico, il corpo, a poter essere sfiorato da una carezza.

Dal catalogo di "A quattro mani"

 

Paola Voncini (2012)

Una composizione di tondi dal titolo “Drops” è l’opera presentata da Silvia Lepore, che da una decina di anni lavora con la garza, sulla quale, dopo una lunga preparazione, stende un leggero strato di stucco che poi utilizza come base per l’intervento pittorico. E sono “gocce”, frammenti di sé, piccoli dettagli corporei che vengono rappresentati zoomati sulla trasparenza della garza, creando un gioco di luce ed ombre, colore e diafanità, elementi che divengono essi stessi parte integrante dell’opera. Un senso di fragilità che scopre la precarietà dell’essere umano.

dal catalogo di “Rosa in quota”

Anna Castellari (2010)

Corpus. Video e pittura alla scoperta del tatto, ad Amsterdam

 

Sono anni che Silvia Lepore, pittrice e artista che fa parte del Circolo Culturale Porto dei Benandanti di Portogruaro, indaga sul corpo e sul rapporto tra l'anima e corpo. 
Un dualismo, questo, presente da tempo immemore non solo nell'arte ma anche nella letteratura, e in ogni ambito dell'espressione umana. Caposaldo, come fa notare l'artista, sin dai tempi di Platone, di tutta la cultura occidentale. Il corpo vissuto come una gabbia in cui s'imprigiona l'anima, vera essenza dell'uomo. 
Se l'uomo ricerca questa vera essenza, l'alienazione verso la sostanza di cui siamo fatti è però esacerbata, dato che il corpo viene vissuto come altro dall'essenza-spirito. Nemmeno in tempi in cui il corpo viene esibito, sbattuto in tutte le copertine dei giornali, nella televisione e nei media, esso è un tutt'uno con l'anima. Perché dell'anima, in questa società delle immagini, esso è privato. 
Lepore, insieme a Sandro Pellarin, compie un passo avanti in questa contrapposizione, facendo riflettere attraverso i suoi lavori su un non-dualismo: una concezione più vicina alla filosofia orientale, forse, secondo cui con la morte del corpo avviene anche la morte dell'anima, dal momento che non viene posto il problema della resurrezione individuale. E dunque, anima e corpo formano un tutt'uno.
Così, in modo estremamente raffinato, tramite un'installazione e pittura si propone il tema del tatto: l'installazione proposta consiste in otto garze trattate con gesso e colla, dipinte su toni di bianco, con particolari del corpo umano. Esse scendono dal soffitto e formano diversi piani nello spazio espositivo di Amsterdam, PUNT WG in cui si tiene la sua prossima mostra Corpus. Sulle garze proiettato un video, sui toni del rosso, in cui scorrono dei corpi in movimento filtrati dalla trama della garza.
La garza è il materiale che sintetizza l'indagine di Silvia sul tatto: essa "separa e mette in contatto l'interno con l'esterno. Attraverso essa può passare, filtrare, non solo l'aria ma anche la luce". 

2010/10/28 
 
ANNA CASTELLARI for ARTITUDE

Francesca Agostinelli (2010)

Attraverso
 
Un unico grande tema, indagato e declinato nei modi della scultura, della pittura, dell'installazione, del video. Ma per Silvia Lepore la grande indagine è "leggera", priva del fardello di chi si addentra nei campi senza bordi e culturalmente melmosi che storicamente hanno in-definito la nostra natura. Che è quella umana bipolare, ora avversa, ora concorde, ora ammiccante a una dualità riconosciuta, affermata e negata nei corsi e ricorsi della storia del pensiero. 
Per Silvia Lepore la questione è diretta, "a pelle". L'artista parte infatti dal corpo, come territorio in cui giocare la partita del sentire e volgere l'esperienza a vissuto, in un inarrestabile scambio con il mondo esterno che fa di ciascuno di noi uno. E non altro.
Silvia allora comincia da sé e sgrana parti corporee mai ferme, fermate piuttosto qua e là a indicare nel loro continuo modificarsi l'instabilità mutevole della nostra contemporanea identità. Plasmata al gioco dolce e aspro del tempo che va, come noi andiamo, a comprendere attraversamenti, passaggi, così da definire da un nostro essere fisico un noi interiore. Che non è più, per Lepore, aprioristica o metafisica realtà ma sostanza in formazione perenne, derivante dalla mappatura delle esperienze che in modo unico il nostro corpo consente, trattiene, rilascia in un continuo farsi e disfarsi che fa e disfa ciò che qui e ora siamo.
La bocca, gli occhi, la pelle, sono evocati da garze, plexiglass e materiali trasparenti; da installazioni leggere che offrono immagine di un procedere teso a suturare ataviche polarità, a rammendare bordi, in un oscillare tra sponde con lo slancio lieve e il respiro sicuro di chi non conosce vertigine.
Si muove Silvia tra materiali che scavalcano il ruolo di supporto, di mezzo, per farsi soggetto attivo di un racconto ove l'attraversamento, il passaggio, l'interferenza diviene cardine visivo di un itinerario di ricerca. Ove la fisicità della porzione corporea si stempera al filtrare della luce per consentire l'apertura ad altro e sconfinare dalla propria chiusa definizione verso tenitori nuovi e diversi.
Lepore indaga le pieghe del vissuto fisico, avvalora i sensi nelle loro radicali possibilità. A ciascuno riferisce un colore: dell'occhio è il bianco della lontananza e della contemplazione di distanze irraggiungibili. Il rosso è il colore dell'immersione totale, della partecipazione fisica profonda, che conduce alle emozioni e alle passioni più coinvolgenti. Il nero -non colore direbbero alcuni- nega la percezione ed è per Lepore elemento di azzeramento che consente la rinascita e il ricominciamento di ogni individuale esperienza.
Si genera allora un'arte non inscrivibile nei suoi risultati, ma ricca di tensioni che valicano il perimetro dell'opera finita. La ricerca è parte di un contemporaneo silenzioso, ma argomenta problematiche stringenti; fuori dal clamore è tesa alla concentrazione, ma emana un fascino composto, sottile seducente; rifugge, nella sua indubbia bellezza, ogni estetismo e ogni autoreferenzialità per abbracciare le ragioni analitiche e profonde dell'espressione artistica contemporanea. 

 

testo pubblicato nel catalogo di "Attraverso" - Artestudio Clocchiatti - Udine

Chiara Tavella (2009)

...Silvia Lepore ha appeso agli alberi dei rettangoli di garza (…) una modalità suggerita dall'ambiente stesso del bosco. Su questi ritagli sono incollati rametti, foglie rinsecchite, fili d'erba, disegni... Tracce raccolte mesi prima, memorie di un bosco invernale che volteggiano lievi al vento e quasi invisibili, nelle cromie raffinate che vanno dai bianchi sporchi al grigio e all'ocra. Ondeggia l'”Anima” del bosco – Anima è il titolo dell'opera – ed esala la malinconia dell'inconsistenza, di qualcosa trattenuto a stento prima che svanisca. Il bosco, qui, è proprio il luogo del perdersi.

Testo pubblicato nel catalogo di "In Emblema" - Pian delle Farcadizze - Udine

Sandro Pellarin (2008)

Nella ricerca degli ultimi anni l’attenzione dell’artista si è andata concentrando sul tema dei sensi intesi come tramite del rapporto più istintivo e diretto con quanto ci circonda. In particolare il tatto si è rivelato come la forma di percezione più primitiva, in grado di stabilire un contatto privo di mediazioni tra noi e ciò che è altro da noi, che innanzitutto si rivela essere il nostro corpo. Da qui uno dei tratti principali di questa pittura che è la tendenza alla sinestesia. Toccare non significa solamente passare la mano su una parte del corpo, ma attivare quella dinamica di apertura e chiusura che ne costituisce la forza e la fragilità insieme, il suo essere limite ma anche tramite del contatto tra esteriorità ed interiorità. Un paradossale immergersi nella e della superficie di quel corpo che si presenta come qualcosa di apparentemente già dato, già conosciuto, e che invece va riscoperto nel sentirne pieghe, forme, insenature, quasi come un paesaggio da esplorare con la carezza dello sguardo pittorico. Ma tutto ciò richiede anche un esercizio di estraniazione dal caos delle sensazioni per potersi immergere nella ricerca di quella che potremmo definire la sensazione ad uno stato di purezza.

Il corpo è una presenza costante nella produzione pittorica dell’artista, esso non si dà nell’evidenza di una rappresentazione realistica ma attraverso un gioco di velamenti e svelamenti che lo rendono enigmatico. Enigmaticità che si accentua ulteriormente nella scomposizione del corpo stesso, nell’attenzione portata sui particolari, sulle pieghe, come se lo sguardo fosse invitato a compiere una lenta zoomata che dissolve il corporeo in una dimensione astratta. Di qui anche la possibilità di un fraintendimento nella lettura di queste immagini, fraintendimento che è il risultato di un ambiguità ricercata. Non a caso l’artista, fin dagli anni degli studi, si è accostata al tema dell’androgino, del corpo il cui apparire si colloca proprio sotto il segno dell’ambiguità. Una pittura quindi il cui intento è di invitare alla scoperta di una chiave ermetica in grado di rivelare l’interiorità attraverso l’esteriorità, coinvolgendo la sfera emotiva e scoprendo la precarietà e nudità dell’essere umano.

La scelta di ricorrere ai monocromi, di forte impatto emotivo, è il frutto di un espressionismo legato ad una raggiunta consapevolezza e maturità artistica. Il rosso è il colore di una sofferta interiorità, di grande forza e impatto, il bianco immerge in una serenità ingenua e quasi prenatale, il nero è la riemersione dal caos, quasi una rinascita e una nuova presa di coscienza. La scelta della garza, non semplice supporto ma parte integrante dell’opera, richiama l’idea di un elemento che avvolge il corpo, lo tocca, e sul quale si depositano delle tracce che prendono consistenza mediante un sottile strato di stucco sul quale si realizza l’intervento pittorico. Ciò che rimane sulla garza è il segno della superficie del corpo, la sua dimensione di filtro che al contempo distingue, separa, ma mette anche in comunicazione, quasi in un ritmo di inspirazione ed espirazione, l’interno con l’esterno. Tutto ciò reso esplicito dalla trasparenza che fa dell’al di là dell’opera parte dell’opera stessa.

Sandro Pellarin (2000)

Forme-figure emergono e si dissolvono, quasi presenze fantasmatiche in continua tensione con una materia-colore tesa alla difficile semplicità della monocromia. Stratificazioni, cancellature, la materia è continuo lavoro, è tempo, che permette il manifestarsi della forma e continuamente la occulta. Terra, sangue, acqua, nebbie elementi primigeni e vitali colti nel loro trasmutarsi alchemico; da questo caos fecondo la figura umana si dà, spesso nell’istante della sua metamorfosi, nel movimento della danza in cui continuamente esce da sé e diviene altro, si tuffa e riaffiora dall’abisso del caso-caos in cui tutte le forme sono possibili. Il colore si cristallizza, assume le tonalità e le venature di un minerale, una superficie senza tempo in cui la figura è tracciata nella sua essenzialità, come graffito sulla roccia, archetipo di una forma primitiva. Nel gesto si trasmette l’emozione di una visione, il quadro diviene lo spazio in cui l’interiorità della memoria si fa visibile superando la sua dimensione puramente soggettiva.

Paolo Toffolutti (1999)

Passando attraverso la poetica del romantico e del sublime, le vedute in forma di guazzo, sempre più incomplete, di Silvia Lepore invece che dissolversi nelle brume di un Turner o nelle sapienti pennellate di Twombly, si affrancano dal passato divenendo più che mai impossibili confronti contemporanei, tratti di trascrizione delle emozioni, di attraversamento della tradizione e ricerca di vicoli, sentieri, carruggi nascosti, scoperti percorrendo a ritroso la storia. Una storia riletta come ricerca contestualizzata entro il cordone sanitario definito dai materiali di esercitazione – matite e terre appena stemperate con resine applicate su cartoni per abbozzi di piccolo formato – dove è evidente l’idea del collocare l’intervento in un momento precedente all’epifania dell’opera. Ne risulta soprattutto un appunto, un “capriccio” dal rapido scatto mentale che descrive una situazione tellurica fatta di luoghi e percorsi visionari che dalla Spagna di Goya conducono alla Torino di P.Pusole.

 

testo pubblicato nel catalogo di "Didivué" - Villacaccia - Udine

Aldo Nodari (1999)

Analizzando le opere che hanno siglato il percorso che la giovane pittrice Silvia Lepore ha già compiuto in seno all’arte, ci si rende subito conto di alcune peculiarità espressive che costituiscono il filo conduttore della sua produzione: la necessità di rappresentazione evanescente in cui il paesaggio o la figura umana nascono quasi per incanto dal rapporto dialettico tra finito e infinito, tra casualità e causalità. Importante è anche l’elemento materico, tendente a differenziare ulteriormente la policromia delle zone, caratterizzate e siglate da una varietà di venature in cui il colore e la sua stesura hanno un ruolo determinante, spesso ribadito anche dall’inserzione di elementi grafici. In questa fase più recente, la pittrice si è dedicata con particolare interesse alla resa della figura umana, formalmente riconosciuta con una gestualità pittorica che supera le leggi dell’immaginazione e che si affida ad un’istintiva sensibilità.

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_ Silvia Lepore

silvia.lepore@libero.it


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